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OSSERVA IL DISAGIO. ACCETTALO, MA AGISCI.

Il mio rientro a Milano è stato alquanto traumatico. Sapete quanto io sia meteoropatica ed atterrare nella mia città, dopo settimane di sole Canario mi ha scombussolata non poco. Pioggia perenne e grigio però non mi bastavano…. Come una nuvola di Fantozzi indovinate cosa mi aspettava a casa? Una meravigliosa caldaia simpaticona che sembrava averci abbandonato ancora una volta. Magari non lo sapete, ma da diversi anni convivo con Giacomo in un piccolo appartamento a Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, che da tempo però sogno di lasciare per trovare una casetta da arredare come voglio io.

Sapete che mi piace raccontarmi in queste righe, soprattutto quando i miei momenti no possono portarmi a sviluppare un nuovo argomento… e così ecco una piccola nuova parte di me per voi.

Come ogni ragazza ho sempre sognato la mia cameretta, arredata come nei telefilm americani, ordinata ed elegante, con lucine e cuscini morbidissimi. Ok, sull’ordinato forse posso fare un passo indietro…ricordate settimana scorsa quando vi raccontavo della mia mamma che non faceva altro che strillare di sistemarmi la camera? 😀
Però proprio come ho scritto nell’ultima newsletter (se ve la siete persa leggetela qui), crescendo sono cambiate tante cose, e tra queste ha preso sempre più forma l’esigenza di vivere in una casa che mi accogliesse davvero. Gli ultimi anni sono stati pazzeschi, vivevamo sempre fuori, tornando quasi solo per dormire in una casa in affitto, non arredata da noi se non per qualche piccolo accessorio. Più andavo avanti, più accumulavo cose, sino ad arrivare oggi a vivere in uno spazio che mi sta sempre più stretto.
Per molto tempo non capivo quella strana sensazione che avevo quando rientravo nel mio appartamento, poi è arrivato il mio trasferimento a Las Palmas, quella piccola casetta a 100 metri dal mare, arredata super minimal ma che mi ha accolto sin da subito con tutta la sua luminosità. Quando vivo lì, torno a casa e sorrido: ho il mio angolo cucina, il mio tavolo da lavoro e una camera da letto bellissima che avrete visto molte volte nelle mie foto e video. Avete presente quella sensazione di pace che arriva quando tornando a casa finalmente ti chiudi la porta dietro di te? Ecco, quella per me è felicità ed erano anni che non la provavo. Nei miei andirivieni mi ripetevo: “Dai Selly, stai qui a Milano qualche settimana, poi torni a casa!” “Resisti, che vuoi che sia”. Quest’estate al mio rientro questi erano i mantra che ripetevo a me stessa, perché se vi esorto a fare del vostro meglio anche in situazioni non sempre congeniali, è perché io stessa cerco di farlo in prima persona.

Settimana scorsa però all’ennesima frase che ripetevo a me stessa, mi sono fermata e guardando negli occhi Giacomo ho detto:”Basta ripetermi che va bene così. Io voglio creare insieme a te il nostro rifugio. Voglio il mio studio con la mia scrivania e il mio angolo per le dirette e i miei video. Io desidero vivere in una casa che mi rappresenti. Cerchiamola!”. Inutile dirvi che ho ricevuto tutto il suo appoggio e che da pochi giorni sono ufficialmente alla ricerca di un appartamento a Milano – anzi fatevi sotto se avete un’agenzia 🙂

Pensando a questo mio piccolo aneddoto, ho riflettuto su come avrei reagito anche solo qualche anno fa, trovando così 3 atteggiamenti che io stessa ho applicato in questa situazione, ma che sono perfettamente replicabili in ogni aspetto della nostra vita:

“NON POSSO FARCI NULLA”. Tipicamente in situazioni negative e che oggettivamente non possono dipendere da me, inizio a lamentarmi, ma giustificando la mia condizione come frutto di eventi esterni e quindi impossibili da risolvere. Accetto la mia situazione rimanendo vittima passiva di qualcosa che ahimè non posso cambiare. La vecchia Selene sarebbe arrivata a casa con il broncio che l’avrebbe accompagnata per un bel po’ pensando che i soldi per cambiare casa non ci sono, che gli affitti a Milano sono folli e che “oh c’è gente che vive ancora a casa coi suoi, quindi sei pure fortunata a vivere in un tre locali con il tuo fidanzato e un affitto sostenibile”.

“CHE DEVI FARE, ANDIAMO AVANTI E SI VEDRA’”. Ecco uno step successivo nel quale osservo il disagio, lo accetto, ma lo vivo cercando il meglio anche nelle avversità. Sicuramente una Selene così vive meglio della prima, ma quanto tempo ci vorrà prima che la situazione arrivi ad essere insostenibile, sbattendo la faccia contro l’ennesimo muro? Essere felici a metà è davvero felicità?
“Dai ho una casa grande che se fosse a Milano mi costerebbe una follia, sono a due passi da tutto, ho sempre il parcheggio, ma che sbatti ho di cercarmi altro, no?”.

“QUESTA SITUAZIONE NON MI PIACE, L’ACCETTO, MA VOGLIO FARE QUALCOSA PER CAMBIARLA, DAVVERO!”. Cosa è cambiato rispetto al secondo atteggiamento? La voglia di investire parte delle mie energie non solo all’accettazione e al vivere al meglio una situazione che nell’immediato non posso cambiare, ma anche nel fare qualcosa di concreto per evolvermi, per costruire una realtà migliore che mi soddisfi e mi renda felice. “Ok, cercare una casa bella, luminosa, con almeno un balcone a Milano è come cercare un unicorno, ma se non inizio ora, quando lo faccio?”

Tutte noi abbiamo il diritto di ricercare il nostro progresso, ma troppe volte siamo noi stesse a limitarci. L’atteggiamento vincente è quello che in ogni situazione, cerca di investire parte delle energie per migliorare il proprio contesto, un passo alla volta, tutti i giorni.