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LASCIA ANDARE LA FRUSTRAZIONE

SELENE GENISELL sgprogram

Quante volte ci è capitato di sentirci insoddisfatte? Che sia il lavoro, le nostre relazioni sentimentali o famigliari, l’insoddisfazione spesso ci pervade, paralizza e ci porta a visualizzare tutto con negatività. Vogliamo sempre di più, sfidando noi stesse a fare sempre meglio, ma non riusciamo spesso ad accettare difficoltà e ostacoli che incontriamo per strada. Ci lanciamo a capofitto in relazioni, percorsi, partendo con le migliori intenzioni e al primo cedimento finiamo per iniziare a lamentarci incolpando fattori esterni, o arrenderci del tutto.

Ti suona famigliare questa visione? A me molto. Sono stata, e spesso lo sono ancora, vittima della mia insoddisfazione. In questi giorni, mentre lavoravo sui check delle mie ragazze iscritte a #SGPExclusive, ho ritrovato in molte mail parole che mi hanno ispirato questo articolo.

Oggi voglio parlarti della frustrazione che proviamo quando affrontiamo un nuovo percorso e ciò che desideriamo e avevamo pianificato stenta ad arrivare, o non arriva proprio. L’ho studiata a fondo questa emozione, perchè troppe volte mi ha fermato, se non del tutto paralizzato, in quello che stavo facendo. Eppure se ci fermiamo un attimo a pensare, quest’emozione così potente, non ha altra funzione che risvegliare la nostra attenzione e farci reagire. Pensateci, quante volte ci siamo perse nel malessere provocato da qualcosa che volevamo ardentemente, e non è mai arrivato? Ci siamo fatte trascinare da questa sensazione, focalizzandoci solo sul negativo che porta con sè e invece di attendere di reagire a mente lucida, ci siamo fatte “consigliare” dalla frustrazione, generando comportamenti scorretti e per nulla vantaggiosi, cercando la colpa in qualcun altro fuori da noi, lamentandoci di come tutto sia difficile per noi.

Proviamo ad osservare la frustrazione da un nuovo punto di vista, come il momento ultimo di un’intensa insoddisfazione, che ci risveglia e ci toglie le cosidette “fette di salame” dagli occhi, e che ci porta ad agire, lavorare per rivedere i nostri obiettivi, o cambiare la direzione del nostro percorso, che spesso è proprio verso ciò che ci provoca questo conflitto.

Posso cambiare la mia situazione? No? Perfetto, esistono tante cose al mondo che non possiamo cambiare, che non dipendono dalla nostra volontà. Elaborare una perdita, che sia un amore finito, o una persona che non c’è più, porta con se una frustrazione infinita, che non è facile da gestire e reagire non è sempre la prima cosa che riusciamo a fare. Non solo ci vuole tempo, ma dobbiamo anche darcelo questo tempo. Arriverà il momento in cui si deciderà di cambiare prospettiva, imparando finalmente l’accettazione, ben diversa dalla rassegnazione. Rassegnarsi significa subire, sottomettersi ad una situazione che non ci piace, ma che ci tiene ancorate ad essa. Accettare significa lasciare andare per cercare nuove strade verso la nostra felicità.

Ma se invece possiamo cambiare la nostra situazione, e la nostra frustrazione è frutto di comportamenti errati che ci fa comodo pensare essere dovuti a qualcosa all’infuori di noi, cosa possiamo fare per uscire da questo stato negativo?
Tra le mie ragazze mi capita spesso di incontrare domande come “Perchè lei è migliorata così tanto e io no? Perchè io non ottengo risultati”. La mia risposta è sempre la stessa. “Fermati, osserva la situazione. Cosa stai facendo tu per ottenere i risultati che desideri?”Ne avevamo già parlato qualche settimane fa, spesso siamo troppo concentrate su ciò che vorremmo, proiettate nel futuro, che non viviamo il presente con consapevolezza e motivazione. Invece di farci prendere dallo sconforto e dalla frustrazione, possiamo sfruttare questo momento e iniziare a porci delle domande costruttive.

  1. Smettiamola di lamentarci e incolpare gli altri per qualcosa che forse dipende solo da noi e capiamo come possiamo risolvere una situazione che non ci piace. Poniamoci le domande giuste e affrontiamo un percorso che ci porti a raggiungere ciò che vogliamo.
  2. Non paragoniamoci a nessuno – quante volte hai paragonato il tuo percorso a quello di qualcun altro? I paragoni se positivi e costruttivi possono aiutarci a migliorare, alzando l’asticella dei nostri obiettivi. Se invece il paragone deve portarci  ad un confronto distruttivo nei confronti di noi stesse, fermiamoci e pensiamo che ognuna di noi è differente e unica.
  3. Prendiamo una pausa – ancora una volta fermarsi ad osservarci e a porci domande può aiutare a guardare la situazione da una prospettiva diversa. Respira, osservati e poi passa all’azione.
  4. Impariamo ad essere sincere con noi stesse e cerchiamo di capire se quello che stiamo cercando di ottenere non solo è davvero fattibile, ma se è compatibile con le nostre attività giornaliere e la nostra routine.