Happy Friday

È IL NOSTRO ATTEGGIAMENTO A FARE LA DIFFERENZA

10.12.2021

Nonostante il freddo, sono felice di essere qui a Milano.
Tra il trasloco, il vaccino, la partenza di Diego e le primissime festività, in questo periodo sono stata un po’ assente sui social. Martedì però, ho voluto comunque ritagliarmi un’oretta per una diretta insieme alla Psicoterapeuta Veronica Caragnini, per stare insieme a voi e dare spazio alle vostre storie.
Abbiamo ripreso il tema della fame emotiva – di cui avevamo già parlato la scorsa settimana -, ponendo però ancora più attenzione ai vostri racconti.

Ricevo spesso su IG dei messaggi di alcune ragazze che mi domandano come poter fare per superare certe problematiche o se posso consigliare loro delle letture utili. È come se in un certo senso si aspettassero da me delle soluzioni.
Rimango sempre un po’ spiazzata, sia perché non penso che i direct siano il canale più adatto dove discuterne, sia perché noto spesso questa tendenza a ricercare delle risposte al di fuori di sé.

Per quanto possiamo rivedere un po’ di noi stesse nelle storie degli altri, non dovremmo mai scordarci che ciascuna di noi è unica. Bisogna quindi indagare e provare a comprendere quale sia la propria motivazione specifica dietro a quel comportamento.

Il primo passo da fare è mentale.
Non può essere Veronica o Selene a saperne la causa o a svelarvi la soluzione.
La cosa fondamentale è imparare a responsabilizzarsi: iniziare a farsi delle domande, per cercare così di darsi delle risposte, senza la pretesa che queste siano definitive.

A 22 anni, dopo la mia prima operazione al seno, non riuscivo ad accettare il mio corpo.
Uscivo poco e non andavo a ballare con le mie amiche perché non mi sentivo a mio agio. Stavo a casa e, come tante ragazze insoddisfatte del proprio aspetto, mi lasciavo andare, perché tanto non mi piacevo, perché tanto non avevo niente da perdere… o almeno così credevo.
Ma è proprio così quando ci si sfoga sul cibo: si innesca un circolo vizioso negativo che man mano ci porta sempre più lontano dallo stare bene, dal piacerci.

Prima di poter apportare delle modifiche, dobbiamo capire cosa non va nella nostra realtà.
Poniamoci delle domande di qualità.
Non facciamoci un giudizio, ma facciamoci un pensiero. Chiediamoci cos’è successo. Armiamoci di coraggio e di determinazione, ma andiamo nel profondo.
Ascoltiamoci e fidiamoci di quello che proviamo, senza avere paura.

Mi è stato utile smettere di puntarmi continuamente il dito contro. Smettere di rimanere fossilizzata in quell’episodio o intrappolata con i pensieri in quel problema.
Ho messo da parte i giudizi e le auto condanne.
Ho imparato piano piano a lasciar andare. A dare il giusto peso alle cose, ridimensionando alcuni episodi, per evitare di avere conseguenze ancor più negative.

Dopo aver fatto chiarezza, le cose hanno iniziato a migliorare quando sono andata ad intervenire sulla causa. In quel momento avevo delle mancanze, ma mi sono aiutata con tutto ciò che pensavo mi avrebbe potuto far stare meglio.
Ho preso delle decisioni per ritrovare piacere nelle mie giornate. Sono passata alla pratica.
Ho cominciato abbandonando lo sport che facevo e che non mi permetteva di sentirmi femminile. Ne ho provato uno diverso, che poco dopo ho lasciato. Poi ho cambiato e ricambiato più e più volte, imparando anche ad accettare tutto questo.
Perché quando si affronta un cambiamento si percorrono diverse strade, prove, alternative, esperienze. Bisogna sperimentare, capire e riprovare.
Si cade o si sbaglia? Certamente, ma bisogna darsi la possibilità di rimettersi di nuovo in pista.

Quando ci lasciamo andare, stiamo disinvestendo da noi stesse. È come se non riuscissimo a vedere la possibilità di migliorare. Finiamo per attribuire tantissimo peso a quell’azione, ma pochissimo a noi.
Ma aver fatto una cosa sbagliata, non significa essere sbagliate.
Le origini di certi nostri meccanismi possono essere diverse, ma è come noi ci approcciamo a quell’atto in sé, a quello scivolone, a fare la differenza.
È il nostro atteggiamento, il dialogo che abbiamo con noi stesse e la nostra capacità di rialzarci dopo ogni caduta a permetterci di superare realmente le difficoltà, qualsiasi esse siano.
Bisogna guardare ai comportamenti come a un qualcosa che si può modificare, e a noi come a persone di valore, su cui vale la pena investire il nostro tempo, la nostra energia.
Non è mai troppo tardi per investire su di noi.
Ogni giorno è un nuovo giorno e possiamo sempre rimetterci in gioco.
Dobbiamo avere la forza, la gentilezza, l’amorevolezza per fare di tutto per riuscire a farlo.

Happy Friday

È IL NOSTRO ATTEGGIAMENTO A FARE LA DIFFERENZA

10.12.2021

Nonostante il freddo, sono felice di essere qui a Milano.
Tra il trasloco, il vaccino, la partenza di Diego e le primissime festività, in questo periodo sono stata un po’ assente sui social. Martedì però, ho voluto comunque ritagliarmi un’oretta per una diretta insieme alla Psicoterapeuta Veronica Caragnini, per stare insieme a voi e dare spazio alle vostre storie.
Abbiamo ripreso il tema della fame emotiva – di cui avevamo già parlato la scorsa settimana -, ponendo però ancora più attenzione ai vostri racconti.

Ricevo spesso su IG dei messaggi di alcune ragazze che mi domandano come poter fare per superare certe problematiche o se posso consigliare loro delle letture utili. È come se in un certo senso si aspettassero da me delle soluzioni.
Rimango sempre un po’ spiazzata, sia perché non penso che i direct siano il canale più adatto dove discuterne, sia perché noto spesso questa tendenza a ricercare delle risposte al di fuori di sé.

Per quanto possiamo rivedere un po’ di noi stesse nelle storie degli altri, non dovremmo mai scordarci che ciascuna di noi è unica. Bisogna quindi indagare e provare a comprendere quale sia la propria motivazione specifica dietro a quel comportamento.

Il primo passo da fare è mentale.
Non può essere Veronica o Selene a saperne la causa o a svelarvi la soluzione.
La cosa fondamentale è imparare a responsabilizzarsi: iniziare a farsi delle domande, per cercare così di darsi delle risposte, senza la pretesa che queste siano definitive.

A 22 anni, dopo la mia prima operazione al seno, non riuscivo ad accettare il mio corpo.
Uscivo poco e non andavo a ballare con le mie amiche perché non mi sentivo a mio agio. Stavo a casa e, come tante ragazze insoddisfatte del proprio aspetto, mi lasciavo andare, perché tanto non mi piacevo, perché tanto non avevo niente da perdere… o almeno così credevo.
Ma è proprio così quando ci si sfoga sul cibo: si innesca un circolo vizioso negativo che man mano ci porta sempre più lontano dallo stare bene, dal piacerci.

Prima di poter apportare delle modifiche, dobbiamo capire cosa non va nella nostra realtà.
Poniamoci delle domande di qualità.
Non facciamoci un giudizio, ma facciamoci un pensiero. Chiediamoci cos’è successo. Armiamoci di coraggio e di determinazione, ma andiamo nel profondo.
Ascoltiamoci e fidiamoci di quello che proviamo, senza avere paura.

Mi è stato utile smettere di puntarmi continuamente il dito contro. Smettere di rimanere fossilizzata in quell’episodio o intrappolata con i pensieri in quel problema.
Ho messo da parte i giudizi e le auto condanne.
Ho imparato piano piano a lasciar andare. A dare il giusto peso alle cose, ridimensionando alcuni episodi, per evitare di avere conseguenze ancor più negative.

Dopo aver fatto chiarezza, le cose hanno iniziato a migliorare quando sono andata ad intervenire sulla causa. In quel momento avevo delle mancanze, ma mi sono aiutata con tutto ciò che pensavo mi avrebbe potuto far stare meglio.
Ho preso delle decisioni per ritrovare piacere nelle mie giornate. Sono passata alla pratica.
Ho cominciato abbandonando lo sport che facevo e che non mi permetteva di sentirmi femminile. Ne ho provato uno diverso, che poco dopo ho lasciato. Poi ho cambiato e ricambiato più e più volte, imparando anche ad accettare tutto questo.
Perché quando si affronta un cambiamento si percorrono diverse strade, prove, alternative, esperienze. Bisogna sperimentare, capire e riprovare.
Si cade o si sbaglia? Certamente, ma bisogna darsi la possibilità di rimettersi di nuovo in pista.

Quando ci lasciamo andare, stiamo disinvestendo da noi stesse. È come se non riuscissimo a vedere la possibilità di migliorare. Finiamo per attribuire tantissimo peso a quell’azione, ma pochissimo a noi.
Ma aver fatto una cosa sbagliata, non significa essere sbagliate.
Le origini di certi nostri meccanismi possono essere diverse, ma è come noi ci approcciamo a quell’atto in sé, a quello scivolone, a fare la differenza.
È il nostro atteggiamento, il dialogo che abbiamo con noi stesse e la nostra capacità di rialzarci dopo ogni caduta a permetterci di superare realmente le difficoltà, qualsiasi esse siano.
Bisogna guardare ai comportamenti come a un qualcosa che si può modificare, e a noi come a persone di valore, su cui vale la pena investire il nostro tempo, la nostra energia.
Non è mai troppo tardi per investire su di noi.
Ogni giorno è un nuovo giorno e possiamo sempre rimetterci in gioco.
Dobbiamo avere la forza, la gentilezza, l’amorevolezza per fare di tutto per riuscire a farlo.

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