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Eliminare il sale: ecco perché è bene non farlo e quanto mangiarne

15.11.2022

Il sale è il principale condimento che viene utilizzato per insaporire le pietanze. In questo articolo vedremo perché non è corretto eliminarlo del tutto e come ridurlo per avere un’alimentazione sana e corretta. 

Il sale fa male?

Il sale da cucina, o Cloruro di Sodio, è formato da due componenti: il cloro per il 60% e il sodio per il 40%. A quest’ultimo elemento sono attribuite le proprietà biologiche e il sapore del sale comune.

Un consumo elevato di sale favorisce la ritenzione idrica, ma anche l’ipertensione arteriosa e, con essa, il rischio di malattie cardiovascolari. Ridurre il consumo è importante non solo quando una persona soffre già di ipertensione ma anche a scopo di prevenzione. Come si suol dire, prevenire è meglio che curare.

Mangiare senza sale: perché non è corretto

Il sale non va completamente eliminato perché è fonte di sodio, che è un elettrolita fondamentale per il nostro organismo in quanto contribuisce al mantenimento dell’equilibrio idrico salino. Gli elettroliti consentono al corpo di mantenere nella norma i livelli dei liquidi nei compartimenti. 

Sia un eccesso che un difetto di sodio può portare a squilibri elettrolitici. La nostra dieta rischia di esserne fin troppo ricca, in quanto il sodio è contenuto all’interno di tantissimi cibi. D’altro canto, la completa eliminazione del sale potrebbe causare una carenza.

L’organismo necessita di sodio nelle giuste quantità per funzionare correttamente: un buon equilibrio a tavola e una corretta assunzione del sale rimangono fondamentali.

Quanto sale mangiare?

Le linee guida vigenti raccomandano un consumo medio di sale al di sotto di 5-6 g al giorno (< di 2.4g di sodio). Un valore più alto di quello fisiologicamente necessario, che tuttavia risulta essere un buon compromesso per appagare il gusto e prevenire il rischio legato a un eccesso di sodio nella dieta, come comprovato da recenti studi.

Come ridurre il sale?

Come lo zucchero, anche il sale crea dipendenza. Per questo diventa importante rieducare il palato, diminuendo gradualmente la sapidità degli alimenti che consumiamo. Secondo alcuni studi, il sodio stimola i centri del piacere del nostro cervello, creando una sorta di dipendenza, proprio come le droghe. Inoltre il sale stimola l’appetito: più una pietanza è salata, più si ha voglia di continuare a mangiarla. Il sale può essere quindi responsabile dell’aumento di peso, anche se indirettamente.

Quando iniziamo a ridurre il sale, i piatti potrebbero sembrarci insipidi. Pian piano, tuttavia, cominceremo ad apprezzarne il gusto, aumentando e migliorando la nostra sensibilità papillare. Dopo poche settimane ci sembrerà tutto molto più buono!

Di seguito, alcuni consigli pratici può diminuire il consumo di sale dalle nostre tavole:

  • Limita il consumo di cibi industriali, sughi pronti e cibi in scatola
  • Insaporisci gli alimenti con erbe aromatiche fresche e spezie 
  • Sperimenta le marinature con succo di  limone o aceto, per insaporire in modo naturale i piatti
  • Limita l’uso di condimenti molto ricchi di sodio (dado per brodo, salsa di soia, senape, etc…)
  • Non portare a tavola la saliera, così da non cadere in tentazione
  • Aggiungi gradualmente meno sale alle tue ricette, preferendo il sale iodato per aiutare il funzionamento della tiroide
  • Prediligi i formaggi freschi, limita quelli stagionati

Presta attenzione al sale nella tabella nutrizionale

Quando si fa la spesa, è importante abituarsi a leggere l’etichetta nutrizionale. In questo modo, si possono riconoscere e scegliere gli alimenti migliori per il nostro piano alimentare. Tra prodotti appartenenti alla stessa categoria, ad esempio, ci sono alternative che contengono meno sale.

Nella lista ingredienti, i nomi che indicano la presenza di sale aggiunto sono: 

  • sodio (o Na)
  • cloruro di sodio
  • fosfato monosodico
  • glutammato di sodio
  • benzoato di sodio
  • citrato di sodio

In Italia non esiste una classificazione “ufficiale” rispetto al contenuto di sale. Per aiutarci nella scelta, possiamo usare queste indicazioni:

  • Ad alto contenuto di sale: > 1-1,2 g /100 g
  • A medio contenuto di sale: da 0,3 a 1 g /100 g
  • A basso contenuto di sale: < 0,3 g /100 g

Se nella tabella nutrizionale fosse presente il valore del sodio piuttosto che i grammi di sale, moltiplicalo per 2,5 per calcolare la quantità di sale presente.

 

Dott.ssa Silvia Marraccini – Team Nutrition

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Eliminare il sale: ecco perché è bene non farlo e quanto mangiarne

15.11.2022

Il sale è il principale condimento che viene utilizzato per insaporire le pietanze. In questo articolo vedremo perché non è corretto eliminarlo del tutto e come ridurlo per avere un’alimentazione sana e corretta. 

Il sale fa male?

Il sale da cucina, o Cloruro di Sodio, è formato da due componenti: il cloro per il 60% e il sodio per il 40%. A quest’ultimo elemento sono attribuite le proprietà biologiche e il sapore del sale comune.

Un consumo elevato di sale favorisce la ritenzione idrica, ma anche l’ipertensione arteriosa e, con essa, il rischio di malattie cardiovascolari. Ridurre il consumo è importante non solo quando una persona soffre già di ipertensione ma anche a scopo di prevenzione. Come si suol dire, prevenire è meglio che curare.

Mangiare senza sale: perché non è corretto

Il sale non va completamente eliminato perché è fonte di sodio, che è un elettrolita fondamentale per il nostro organismo in quanto contribuisce al mantenimento dell’equilibrio idrico salino. Gli elettroliti consentono al corpo di mantenere nella norma i livelli dei liquidi nei compartimenti. 

Sia un eccesso che un difetto di sodio può portare a squilibri elettrolitici. La nostra dieta rischia di esserne fin troppo ricca, in quanto il sodio è contenuto all’interno di tantissimi cibi. D’altro canto, la completa eliminazione del sale potrebbe causare una carenza.

L’organismo necessita di sodio nelle giuste quantità per funzionare correttamente: un buon equilibrio a tavola e una corretta assunzione del sale rimangono fondamentali.

Quanto sale mangiare?

Le linee guida vigenti raccomandano un consumo medio di sale al di sotto di 5-6 g al giorno (< di 2.4g di sodio). Un valore più alto di quello fisiologicamente necessario, che tuttavia risulta essere un buon compromesso per appagare il gusto e prevenire il rischio legato a un eccesso di sodio nella dieta, come comprovato da recenti studi.

Come ridurre il sale?

Come lo zucchero, anche il sale crea dipendenza. Per questo diventa importante rieducare il palato, diminuendo gradualmente la sapidità degli alimenti che consumiamo. Secondo alcuni studi, il sodio stimola i centri del piacere del nostro cervello, creando una sorta di dipendenza, proprio come le droghe. Inoltre il sale stimola l’appetito: più una pietanza è salata, più si ha voglia di continuare a mangiarla. Il sale può essere quindi responsabile dell’aumento di peso, anche se indirettamente.

Quando iniziamo a ridurre il sale, i piatti potrebbero sembrarci insipidi. Pian piano, tuttavia, cominceremo ad apprezzarne il gusto, aumentando e migliorando la nostra sensibilità papillare. Dopo poche settimane ci sembrerà tutto molto più buono!

Di seguito, alcuni consigli pratici può diminuire il consumo di sale dalle nostre tavole:

  • Limita il consumo di cibi industriali, sughi pronti e cibi in scatola
  • Insaporisci gli alimenti con erbe aromatiche fresche e spezie 
  • Sperimenta le marinature con succo di  limone o aceto, per insaporire in modo naturale i piatti
  • Limita l’uso di condimenti molto ricchi di sodio (dado per brodo, salsa di soia, senape, etc…)
  • Non portare a tavola la saliera, così da non cadere in tentazione
  • Aggiungi gradualmente meno sale alle tue ricette, preferendo il sale iodato per aiutare il funzionamento della tiroide
  • Prediligi i formaggi freschi, limita quelli stagionati

Presta attenzione al sale nella tabella nutrizionale

Quando si fa la spesa, è importante abituarsi a leggere l’etichetta nutrizionale. In questo modo, si possono riconoscere e scegliere gli alimenti migliori per il nostro piano alimentare. Tra prodotti appartenenti alla stessa categoria, ad esempio, ci sono alternative che contengono meno sale.

Nella lista ingredienti, i nomi che indicano la presenza di sale aggiunto sono: 

  • sodio (o Na)
  • cloruro di sodio
  • fosfato monosodico
  • glutammato di sodio
  • benzoato di sodio
  • citrato di sodio

In Italia non esiste una classificazione “ufficiale” rispetto al contenuto di sale. Per aiutarci nella scelta, possiamo usare queste indicazioni:

  • Ad alto contenuto di sale: > 1-1,2 g /100 g
  • A medio contenuto di sale: da 0,3 a 1 g /100 g
  • A basso contenuto di sale: < 0,3 g /100 g

Se nella tabella nutrizionale fosse presente il valore del sodio piuttosto che i grammi di sale, moltiplicalo per 2,5 per calcolare la quantità di sale presente.

 

Dott.ssa Silvia Marraccini – Team Nutrition

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